In breve, in questa prima parte:
- Che cos’è il linguaggio inclusivo: comunicare tenendo conto delle diverse identità, evitando espressioni che possono escludere, discriminare o rafforzare stereotipi.
- Linguaggio e stereotipi: le parole possono riprodurre pregiudizi legati a genere, etnia, disabilità, età, religione, orientamento sessuale e altre caratteristiche.
- Il genere nella lingua italiana: il maschile sovraesteso, la declinazione al femminile delle professioni e la resistenza culturale verso alcune forme come avvocata, ingegnera, architetta.
- Disabilità e identità: privilegiare la persona rispetto alla caratteristica, per esempio persona con disabilità, evitando di definire una persona attraverso la propria disabilità.
- Scelte concrete di scrittura: femminile e maschile, forme neutre, nomi collettivi, professioni al femminile, attenzione agli articoli e agli esempi utilizzati.
- Immagini e comunicazione visiva: anche fotografie, colori e rappresentazioni possono veicolare bias e stereotipi di genere, professione o provenienza.
- Linguaggio inclusivo nelle organizzazioni: non riguarda solo la comunicazione esterna, ma anche documenti, procedure, selezione, formazione, gestione delle persone e comunicazione interna.
- Coerenza tra identità e comunicazione: l’organizzazione dovrebbe allineare ciò che comunica ai propri valori di parità e inclusività, coinvolgendo in particolare Comunicazione e Risorse Umane.
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